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tartaruga elmetto africana

Pelomedusa subrufa: la tartaruga dal collo a S

Ti guarderà dritto negli occhi, allungando il suo particolarissimo collo, fino ad assumere una posizione abbastanza buffa. Di chi parlo? Della tartaruga elmetto africana (Pelomedusa subrufa).

Non è facile distinguerle, ma esistono 3 sottospecie di questo animale:

  1. subrufa subrufa
  2. olivacea
  3. nigra.

Si distinguono in base all’area di provenienza, ma in linea di massima si allevano allo stesso modo. Se vuoi saperne di più, continua a leggere. In questo post parleremo di:

  • Le caratteristiche da conoscere di Pelomedusa subrufa
  • Qual è il miglior acquaterrario per la tartaruga elmetto africana
  • Cosa puoi dare da mangiare a questa tartaruga acquatica.

Sei pronto?

Iniziamo.

Tartaruga elmetto africana: le caratteristiche di questa tartaruga acquatica

L’habitat di Pelomedusa subrufa

La Tartaruga Elmetto Africana popola principalmente l’Africa Centrale e Meridionale con alcune popolazioni osservate ben radicate in Madagascar e Yemen.

Ti sembrerà strano per una specie acquatica, ma non è un’abile nuotatrice: preferisce camminare su bassi fondali, facendo affiorare solamente occhi e/o narici. Proprio per questo popola stagni o piccoli laghi in cui la profondità è molto ridotta.

Molto attiva durante la stagione umida in cui le precipitazioni abbondano, è durante i 2/3 mesi di siccità che va in estivazione, rifugiandosi sotto strati di fango. Al contrario, in inverno, nel proprio habitat naturale non effettua letargo.

Caratteristiche fisiche

La tartaruga elmetto africana raggiunge la massima dimensione di 18/19 cm e può essere di colorazione verdastra o marroncina. Il collo, come ti ho detto, è molto caratteristico: si ritrae a forma di “S”.

Il carapace è ovale, mentre il piastrone non è provvisto di cerniera e solitamente è di colorazione unita: ocra oppure molto scuro, senza disegni.

Se infastidita oppure attaccata, è in grado di rilasciare una sostanza maleodorante, prodotta da apposite ghiandole. In cattività, tuttavia, questo atteggiamento non si presenta – o, probabilmente, si presenta molto di rado.

Accoppiamento e riproduzione

La riproduzione, anche in cattività, avviene abbastanza facilmente. La femmina depone, in un’unica deposizione, al massimo 15 uova – in base a età e stato di salute. Il periodo di schiusa può essere molto vario: è di solito compreso tra i 75 e i 90 giorni.

Per l’incubazione artificiale ti consiglio di adagiare con cura le uova su un substrato di vermiculite idratata, rapporto 1 a 1, con:

  • tasso di umidità del 70%, 
  • temperatura diurna di 28°C,
  • temperatura notturna di 26°C.

Acquaterrario per Pelomedusa subrufa: come si alleva in modo corretto

Per un corretto allevamento in cattività occorre un acquaterrario di grandi dimensioni formato secondo queste proporzioni:

  • 60% di parte acquatica,
  • 40% di zona emersa.

Occhio a mantenere l’acqua a un livello tale da permettere alle tartarughe di camminare sul fondo facendo fuoriuscire la testa dalla superficie. La temperatura dell’acqua va impostata sui 26/28°C di giorno, ma di notte va abbassata di 5°C – per ricreare l’escursione termica.

Il fondale deve essere limaccioso, mentre la zona emersa deve rispettare un allestimento abbastanza naturale. Come? Ecco il mio consiglio:

  • terriccio
  • rocce
  • radici.

Restano fondamentali una lampada UVB e una lampadina Spot impostata sui 32°C per creare la zona calda.

Cosa mangia la tartaruga elmetto africana

Pelomedusa Subrufa è una specie carnivora: si ciba predando insetti, molluschi, crostacei, pesci e persino piccoli mammiferi. Si ha anche notizia di esemplari che hanno attaccato in gruppo una preda più grossa.

Tuttavia quest’ultima tipologia di predazione non è stata registrata in cattività.

L’alimentazione in cattività deve essere il più varia possibile. Puoi alternare:

  • grilli
  • lombrichi
  • girini
  • chiocciole (col guscio),
  • gambusie e alborelle (entrambe con le interiora). 

Gli esemplari giovani andranno alimentati ogni giorno, mentre per gli adulti ti puoi limitare a dar loro da mangiare ogni 3 giorni, vista la lentezza della loro digestione. 

Ti chiedo di avere solo una piccola accortezza: integra carbonato di calcio per piccoli e femmine in periodo di deposizione.

Questa integrazione risulta fondamentale per le femmine che devono produrre e deporre uova, e nei piccoli in cui il carapace è in continua crescita.

Conclusione

Abbiamo finito.

Tutto chiaro?

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